martedì 11 ottobre 2011

PRENDERE E PARTIRE

Questa è un'intervista finta fatta ad una mia compagna di corso di formazione (una delle cose più inutili sulla faccia della terra tra l'altro...), pertinente al blog.

PRENDERE E PARTIRE...


Lucia, 26 anni, una giovane italiana, laureata in lettere moderne, che come tutti noi giovani italiani laureati sospira pensando al futuro. Al solo sentire nominare questa parola, lo sguardo si fa basso, vago, inquieto. La stessa reazione che avrebbe un qualsiasi ventenne o trentenne di oggi, insomma, dalle tante speranze, che purtroppo cozzano con la realtà dei fatti. Indossiamo le stesse scarpe, abbiamo le stesse paure e preoccupazioni, siamo coetanee. Siamo una categoria, “i giovani laureati e disoccupati” protagonisti delle percentuali, che non sanno dove sbattere la testa e che sono vittime di scelte sbagliate, degli altri, spesso. C’è crisi, non c’è lavoro, il Paese affonda, e non ci possiamo fare niente. A questo punto è una domanda che ci accomuna più di tutto il resto, “ è forse prendere e partire, andarsene, lasciare l’Italia con la sua immondizia, l’unica soluzione per dimostrare le nostre capacità e riprenderci, una volta per tutte, il nostro futuro?

1 – Nei tempi che corrono, l’estero si presenta come l’emblema delle possibilità aperte e della meritocrazia. Ti piacerebbe partire e fare un’esperienza formativa all’estero? Perché?

·         Indubbiamente si, mi piacerebbe, perché in Italia purtroppo non ci sono molte speranze per noi giovani, neolaureati e non. Sono stata in vacanza ad Helsinki nel 2009, ed ho visto una cultura totalmente diversa, anche se ci sono stata soltanto una settimana. Allo stesso tempo è brutto dover lasciare i propri affetti, sarebbe bello potersi realizzare qui.
2 –  Prendere e partire non è mai facile, si sa. Cosa trovi più duro affrontare, oltre che lasciare la famiglia e gli amici, inserirsi in una cultura diversa dalla nostra, o magari affrontare il senso di colpa di lasciare il proprio paese che affonda ma sentirsi impotenti?

·         Egoisticamente, mi spiacerebbe soprattutto lasciare gli affetti qui. Inserirsi in un nuovo contesto ha sempre le sue difficoltà, ma non mi sentirei in colpa a lasciare l’Italia perché purtroppo non credo ci saranno miglioramenti, almeno in questo periodo. È un sistema che va cambiato nelle fondamenta. Prendere e partire non è scappare, ma è dare un segnale importante alle istituzioni.
3 – Quali nazioni o città credi siano le migliori, in Europa e non, dove poter esprimere le proprie capacità ed avere, magari, il futuro desiderato?

·         Non ho viaggiato moltissimo. Sono stata in Francia, in Grecia e in Finlandia, ma se dovessi scegliere, preferirei l’Europa del nord. Credo siano un modello, a livello europeo ma anche mondiale, innanzitutto per la corruzione , pari a zero, poi anche per la mentalità stessa, totalmente diversa dalla nostra. Si da valore alla meritocrazia e la religione non influenza le scelte politiche come da noi, riuscendo a essere veri stati laici.
4 – La maggior parte dei giovani prende e parte senza a volte uno scopo preciso, ma solo perché arrivati a un livello di sopportazione limite, e l’unico desiderio è lasciare tutto. Tu a che livello stai? Come vedi il futuro? 

·         In questo momento non vedo un futuro, purtroppo. È una domanda che mi pongo spesso ultimamente, ma non riesco a darvi una risposta definitiva. Come tutti, penso, anche a me è venuto in mente di prendere tutto e andarmene, ma non so se sarebbe veramente risolutivo per quello che voglio fare nella vita.

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