mercoledì 9 novembre 2011

Per non star sempre a pensare alla precarietà... Le letture

L’adolescenza messa a dura prova dalle tragedie della vita e dall’ineffabilità dei sentimenti, questo è Norwegian Wood (Tokio Blues) di Haruki Murakami

L’adolescenza e la giovinezza sono come corde di violino. Tese, rigide, incerte, melodie differenti a seconda del tocco, del pizzico, intenso. Nei libri vengono spesso dipinte nel loro caos e nelle loro difficoltà, periodi fondamentali che segneranno la vita adulta di ognuno di noi. Esistono dipinti fermi in superficie, descrivono adolescenze create con lo stampino, adolescenze di massa, banalmente sognate da giovinette spasmodicamente attente al look  che desiderano l’amore della loro vita a 17 anni. Mentre esistono dipinti che invece esplorano il mondo giovanile nei suoi drammi, che scavano nella profondità dell’inquietudine e che magistralmente mostrano l’adolescenza in tutta la sua intensità.

È proprio questo il caso di Norwegian Wood (Tokyo Blues) di Haruki Murakami del 1987. Titolo originale Noruwei no mori, traduzione letterale in giapponese di Norwegian Wood  dei Beatles, colonna sonora del romanzo nonché scintilla iniziale che porterà il protagonista a rivivere in un lungo flashback tutto il suo periodo giovanile. Il libro è uno dei più clamorosi successi letterari giapponesi, e in Italia è stato pubblicato per la prima volta nel 1993, edito prima da Feltrinelli, poi rinnovato da Einaudi nel 2006, con un’accurata introduzione del traduttore Giorgio Amitrano.

Per tanti è una storia d’amore, per altri un grande romanzo sull’adolescenza, icona per i giovani giapponesi come, ahinoi, lo è Moccia per gli italiani, per molti ancora è un racconto sulla vita e la morte. Di fatto l’opera è un insieme di queste cose. L’amore e la morte, Eros e Thanatos, si mischiano inesorabilmente nei turbamenti adolescenziali del giovane Toru Watanabe, studente universitario all’epoca della Tokyo del ’68. Le rivolte studentesche del periodo sono però solo un’eco lontana nella vita di Watanabe, segnata dal rapporto fraterno con Kizuki, il migliore amico della scuola, e della sua ragazza, Naoko, in un trittico che in sé racchiude il cerchio della vita. Kizuki muore suicida a 17 anni, lasciando gli altri personaggi spaesati, soli davanti all’ineffabilità della vita. Da lì, le strade di Watanabe e Naoko si separano, per poi incontrarsi di nuovo e sfociare nel sentimento che è l’antitesi stesso della morte, l’amore. Un amore tormentato, vincolato al passato con Kizuki, alle chiacchierate a tre, alla felicità che sembrava cosi tangibile. La bellezza e i silenzi di Naoko, eterna straniera del mondo, sono espressioni del disagio di vivere, del malessere per tutto ciò che è sociale, finto. Il protagonista non riesce ad abbandonarla per tutto il romanzo, consapevole che lei è l’unica capace di comprenderlo davvero, lei è l’unica via per accettare finalmente il passato. Un amore impossibile, che muta fino al giorno del trasferimento di lei in un istituto psichiatrico, e la volontà di lui di non abbandonarla, nonostante l’incontro con Midori, una compagna di corso opposta a Naoko, ma anch’essa vittima della fredda presa della morte, che decimò la sua famiglia. Giovane esuberante e istintiva, Midori esprime dolore in ogni suo gesto, ma lo rende parte integrante della quotidianità, delle notti passate accanto al padre malato.  Watanabe con lei non sente più la sofferenza, oramai assuefatta allo scorrere del tempo e delle situazioni.

I difficili anni universitari, gli strani personaggi incontrati per caso, come il ricco e controverso studente Nagasawa, unito a Watanabe dalla mutua passione per la letteratura americana, il compagno di stanza soprannominato “Strurmtruppen” per i suoi ossessivi rituali o Reiko, coinquilina di Naoko in clinica e sorta di Virgilio nelle decisioni del protagonista, ma anche la vita in collegio e lo sfondo di una società in tumulto. Questi i contorni della crescita personale di Watanabe, che dovrà affrontare gli effetti della morte più di quanto egli possa immaginare, sempre in bilico tra la paura di sbagliare, la necessità di entrare in società e il conflitto con la propria personalità in continua evoluzione. Come il giovane Holden, Watanabe è guidato da un ostinato e profondo senso della morale e da un’avversione verso tutto ciò che sa di finto e costruito. Diviso tra due ragazze che lo attirano con forza magnetica e rappresentano il passato, la vita, il futuro. Watanabe, alla fine, non potrà far altro che seguire il suo animo e fare una scelta, consapevole che «l'unica cosa da fare è superare la sofferenza con la sofferenza, possibilmente cercando di trarne un insegnamento, che non ci aiuterà, quando di nuovo la sofferenza ci colpirà all'improvviso».

Stile poetico, quasi surreale. Leggero ed etereo, Murakami affronta temi pesanti come se fossero storie, lasciando nel cuore di chi legge tanti spunti di riflessione e un senso di profonda malinconia, che sfociano in gratitudine per la vita in quanto tale, seppur per un attimo fugace.

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