"Il bello di Londra è che racchiude talmente tanto mondo, che ognuno può sempre trovare un angolo di tradizione che ti fa sentire a casa." disse lei masticando baiocchi mulino bianco comprati a 1.29 pounds e preparandosi per andare a lavoro, in nero, in un bar di albanesi....
Lezione n.5 - Ognuno è artefice del proprio destino. Tante volte preferiamo incappare in situazioni sgradevoli e portercene lamentare, piuttosto che veramente uscirne e poi non avere più niente da incolpare della nostra infelicità.
Essere studenti in tempo di crisi in una grande città. Ovvero come costruirsi un futuro solido con della pastafrolla e tante belle speranze.
lunedì 30 gennaio 2012
venerdì 27 gennaio 2012
Quando la laurea...
La laurea perderà peso nei concorsi pubblici, anche se non ne verrà abolito il valore legale. I voti peseranno meno nelle graduatorie, le prove varranno di più. Articolo 9 «l’equiparazione dei titoli di studio e professionali nei casi in cui non sia intervenuta una disciplina di livello comunitario». A parte alcuni casi come la laurea in medicina, dove esiste appunto una disciplina comunitaria, la laurea perderà peso nelle selezioni per la pubblica amministrazione.
Non ci saranno punti in più a seconda del tipo di laurea (Economia o Giurisprudenza) e neanche in base al voto. Nella graduatoria finale, quindi, peseranno di più le prove del concorso rispetto ai titoli di studio.
Questo quello che emerge dalla bozza per le semplificazioni proposta dal governo.
Non ho mai giudicato chi, al termine degli studi superiori, ha scelto di continuare la formazione (mentale) o entrare direttamente nel mondo della formazione (lavorativa, pratica).
Tuttavia, la Laurea ha da sempre avuto un'alone di solennità e rispetto secondo il senso comune.
Al di là del fatto che nel corso del tempo essa ha perso la sua esclusività in favore di un'allargamento della possibilità di studiare e di formarsi per pressochè chiunque lo volesse.
Al di là del fatto che a causa di certe persone che hanno considerato studiare all'Università come andare in vacanza, magari perchè il costo delle tasse non gravava troppo per la propria famiglia, o forse per un acuta sindrome da peter - pan che impediva di prendersi le proprie responsabilità entranto nel mondo della FATICA, l'Università è diventata il paese dei balocchi per i nullafacenti.
Al di là di come la Laurea è stata matrattata da duecento anni a questa parte, per chi ha dovuto guadagnarsi ogni singolo esame e ogni libro, per chi ci ha creduto, per chi è rimasto un pò con quella solennità e quel senso di semi orgoglio per aver acquisito un titolo di studio, utile SOLO a chi è in grado di capirlo, tutto questo non mi sembra giusto.
Ricordo ancora le parole di mia madre, laureata in scienze politiche a 27 anni, impiegando meno tempo dei 4 anni necessari, studiando la notte, io piccolina. Che valore hanno ora quei sacrifici?
Prima la Laurea ERA qualcosa di importante.
Era una meta, un obiettivo, un processo.
Era motivo di sacrifici e di soddisfazioni.
Era un'occasione, da sfruttare, spremere fino alla polpa e avidamente assorbire. Cultura, studio, interesse, apretura mentale.
Permetteva di osservare il proprio mondo di interesse da diverse angolazioni e di accrescere i propri bagagli, culturali, formativi, umani.
Allora si, che la Laurea aveva un senso.
Ma ora, che questo senso si è evoluto nel corso del tempo e si è assuefatto alla superficialità nebbiosa della nostra società del 21° secolo, restano i sacrifici, resta l'orgoglio, resta quell'alone di significato che se non più solenne, se non altro è di speranza.
E si trovano PENALIZZATI, ORA, coloro i quali lavoravano per pagarsi gli studi, che chiedevano enormi sforzi ai propri genitori si trovano penalizzati, per colpa dei cambiamenti ma anche per colpa di un sistema che non riconosce più il valore della formazione accademica.
ALLORA, FORSE, DICO FORSE, non è cambiando di punto in bianco il valore di qualcosa che ha richiesto maggiore sforzo umano di quanto tutti quei signorotti della classe dirigente immaginano. Non è svalutando un titolo che si risolve il problema della precarietà e della disoccupazione.
FORSE, quel titolo andrebbe relazionato ai tempi che corrono, ma in senso costruttivo.
FORSE andrebbero eliminate le successioni di parentela, le dirigenze sbagliate, le Lauree regalate ai figli di e le posizioni classiste.
FORSE NON E' QUALE UNIVERSITA' SI SCEGLIE MA COME OGNI STUDENTE SFRUTTA QUEI MOMENTI, A DOVER CONTARE DI PIU'.
FORSE, andrebbe modificata l'Università nel senso di una formazione a tutto tondo, PRATICA E MENTALE, TIROCINI, STAGE, DAL PRIMO ANNO IN AZIENDA, PER UN CORRETTO CONNUBIO UNIVERSITA'-LAVORO.
FORSE, dico forse.
Io tra l'altro ho solo una striminzita triennale in Scienze della Comunicazione che valeva poco anche prima della bozza, però me la sono guadagnata, e nessuno riuscirà a togliermi 'lorgoglio di averla conseguita, nonostante tutto.
La Laurea non è carta straccia
http://bari.repubblica.it/cronaca/2012/01/25/foto/studenti-28745971/
Non ci saranno punti in più a seconda del tipo di laurea (Economia o Giurisprudenza) e neanche in base al voto. Nella graduatoria finale, quindi, peseranno di più le prove del concorso rispetto ai titoli di studio.
Questo quello che emerge dalla bozza per le semplificazioni proposta dal governo.
Non ho mai giudicato chi, al termine degli studi superiori, ha scelto di continuare la formazione (mentale) o entrare direttamente nel mondo della formazione (lavorativa, pratica).
Tuttavia, la Laurea ha da sempre avuto un'alone di solennità e rispetto secondo il senso comune.
Al di là del fatto che nel corso del tempo essa ha perso la sua esclusività in favore di un'allargamento della possibilità di studiare e di formarsi per pressochè chiunque lo volesse.
Al di là del fatto che a causa di certe persone che hanno considerato studiare all'Università come andare in vacanza, magari perchè il costo delle tasse non gravava troppo per la propria famiglia, o forse per un acuta sindrome da peter - pan che impediva di prendersi le proprie responsabilità entranto nel mondo della FATICA, l'Università è diventata il paese dei balocchi per i nullafacenti.
Al di là di come la Laurea è stata matrattata da duecento anni a questa parte, per chi ha dovuto guadagnarsi ogni singolo esame e ogni libro, per chi ci ha creduto, per chi è rimasto un pò con quella solennità e quel senso di semi orgoglio per aver acquisito un titolo di studio, utile SOLO a chi è in grado di capirlo, tutto questo non mi sembra giusto.
Ricordo ancora le parole di mia madre, laureata in scienze politiche a 27 anni, impiegando meno tempo dei 4 anni necessari, studiando la notte, io piccolina. Che valore hanno ora quei sacrifici?
Prima la Laurea ERA qualcosa di importante.
Era una meta, un obiettivo, un processo.
Era motivo di sacrifici e di soddisfazioni.
Era un'occasione, da sfruttare, spremere fino alla polpa e avidamente assorbire. Cultura, studio, interesse, apretura mentale.
Permetteva di osservare il proprio mondo di interesse da diverse angolazioni e di accrescere i propri bagagli, culturali, formativi, umani.
Allora si, che la Laurea aveva un senso.
Ma ora, che questo senso si è evoluto nel corso del tempo e si è assuefatto alla superficialità nebbiosa della nostra società del 21° secolo, restano i sacrifici, resta l'orgoglio, resta quell'alone di significato che se non più solenne, se non altro è di speranza.
E si trovano PENALIZZATI, ORA, coloro i quali lavoravano per pagarsi gli studi, che chiedevano enormi sforzi ai propri genitori si trovano penalizzati, per colpa dei cambiamenti ma anche per colpa di un sistema che non riconosce più il valore della formazione accademica.
ALLORA, FORSE, DICO FORSE, non è cambiando di punto in bianco il valore di qualcosa che ha richiesto maggiore sforzo umano di quanto tutti quei signorotti della classe dirigente immaginano. Non è svalutando un titolo che si risolve il problema della precarietà e della disoccupazione.
FORSE, quel titolo andrebbe relazionato ai tempi che corrono, ma in senso costruttivo.
FORSE andrebbero eliminate le successioni di parentela, le dirigenze sbagliate, le Lauree regalate ai figli di e le posizioni classiste.
FORSE NON E' QUALE UNIVERSITA' SI SCEGLIE MA COME OGNI STUDENTE SFRUTTA QUEI MOMENTI, A DOVER CONTARE DI PIU'.
FORSE, andrebbe modificata l'Università nel senso di una formazione a tutto tondo, PRATICA E MENTALE, TIROCINI, STAGE, DAL PRIMO ANNO IN AZIENDA, PER UN CORRETTO CONNUBIO UNIVERSITA'-LAVORO.
FORSE, dico forse.
Io tra l'altro ho solo una striminzita triennale in Scienze della Comunicazione che valeva poco anche prima della bozza, però me la sono guadagnata, e nessuno riuscirà a togliermi 'lorgoglio di averla conseguita, nonostante tutto.
La Laurea non è carta straccia
http://bari.repubblica.it/cronaca/2012/01/25/foto/studenti-28745971/
lunedì 23 gennaio 2012
The London School of Journalism
Prima lezione alla London School of Journalism.
Da fuori non si vede neanche, un cancello con una scritta dorata, e una porticina semi aperta. Qualche tavolino aggredito dal freddo invernale in uno scarno cortiletto. Dentro una sala computer, qualche ufficio, (2) aulee modeste, e caffè liofilizzato.
La prima impressione è stata complessivamente buona!
Un tipo smilzo,vagamente somigliante a Stanl Laurel, che sarà anche il mio tutor a quanto pare, ci presenta la scuola e ci spiega quali lezioni avremo, come scrivere e consegnare in tempo i tanti assignments durante questi mesi e come evitare di plagiare altri testi.
E' scuola in senso stretto, quindi, molta pratica ed esercizio (finalmente!).. e rispetto delle scadenze!.
La classe è un mix di cercatori. Giornalisti veri e propri con esperienza che cercano un merito o stimoli, giovani laureati che cercano una strada da poter percorrere, tanti italians che sperano di trovare qui quello che a casa sembra un sogno inconcreto.
E il bello è che la sensazione che si prova mentre Stanlio ti parla nel suo inglese madrelingua, è che tutto sommato questo sembra l'inizio di qualcosa,per davvero senza ma, senza se, senza crisi e stage non retribuiti .
Siamo in 12 da varie nazionalità e tutti con un futuro poco certo. Pochi e forse anche buoni. Sicuramente motivati, se non altro per la tassa d'iscrizione...
Ho deciso che terrò le aspettative per la metà del corso (non riuscirei a tenerle buone fino alla fine..)
Se il mio lavoretto al pub lo permetterà, potrei anche tentare un intership (tirocinio) sottopagato (è un duro lavoro...) e finire gli esami. Ma tengo i sogni lontani dalla mente, come i biscotti + nutella dalla vista e mi concentro sul momento.
Una tirata sù alle maniche e questo è quello che una studentessa con qualche timida ambizione deve fare.
Bello è avere le opportunità. Meno coglierle e ancor meno trovare poi qualcuno da incolpare, sia esso il sistema, la crisi o la disoccupazione.
Magari è un titolo che non frutterà il nostro cassetto stracolmo di sogni, magari rimarrà un'esperienza a sè stante e che non avrà nulla a che vedere con il mio futuro. Magari tutto, magari niente.
Tuttavia, è un'esperienza, e come dicono qui " take the most of it!".
Se e quando imparerò a stenografare in inglese, potrò ritenermi comunque soddisfatta.
E' un inizio, e come tale contiene in sè la fine che noi decidiamo di dargli.
E' un concentrato di speranze e qualche sacrificio.E' studiare giornalismo a Londra e tutto il significato che ha per una come me, con speranze nella media e un pò di forza di volontà.
Meglio che mi concentri sul presente, ora che il futuro si fa sempre più closer....
sabato 21 gennaio 2012
Per capire effettivamente una nazione, entrare nel sistema lavorativo potrebbe risultare molto utile.
Non è il mio caso poichè il pub very english dove attualmente dedico il mio tempo in cambio di soldini settimanali e tips che rallegrano la giornata, è gestito da kosovari.
Tuttavia, sento di essere appena entrata in qualcosa e di poterla descrivere come, un'esperienza.
Istruttiva, per certi versi, e sicuramente permette di vivere una località diversa in modo molto più concreto che dal semplice sightseen.
Non sei più un turista quando perdi un pò delle tue abitudini per far spazio a quelle del posto in cui vivi, come bere cappuccino alle 3 di pomeriggio senza alcun particolare motivo, insomma.
Da una condizione all'altra, lunedì comincerò le lezioni, ossia il vero motivo per il quale sono qui ora. Lavorare al pub, mi ha fatto perdere di vista,per un attimo, la ragione del mio essere qui e di tutto il mio percorso e, sempre per un attimo, ho collocato tutta la mia vita in quel bancone quadtrato, come se altro non fosse che quella.
Per lo stesso attimo, ho avuto paura che sarei rimasta una barista per tutta la vita.
E' un pò il timore che avevo in Italia finiti gli studi in realtà, e la sensazione era alquanto familiare, qui, però, sembrava molto più reale.
Non è il lavoro che si fa a renderci persone migliori, però è segno sicuramente del nostro livello di ambizione e di desiderio di ricerca e miglioramento.
Può essere anche segno di accondiscendenza alla vita. Diciamo che ammiro chi li limita a fare un certo tipo di vita pur avendo le capacità di arrivare ben oltre.
Ma alla fine dei giochi, cambierebbe comunque qualcosa fare il medico o servire cappuccini?
Non è il mio caso poichè il pub very english dove attualmente dedico il mio tempo in cambio di soldini settimanali e tips che rallegrano la giornata, è gestito da kosovari.
Tuttavia, sento di essere appena entrata in qualcosa e di poterla descrivere come, un'esperienza.
Istruttiva, per certi versi, e sicuramente permette di vivere una località diversa in modo molto più concreto che dal semplice sightseen.
Non sei più un turista quando perdi un pò delle tue abitudini per far spazio a quelle del posto in cui vivi, come bere cappuccino alle 3 di pomeriggio senza alcun particolare motivo, insomma.
Da una condizione all'altra, lunedì comincerò le lezioni, ossia il vero motivo per il quale sono qui ora. Lavorare al pub, mi ha fatto perdere di vista,per un attimo, la ragione del mio essere qui e di tutto il mio percorso e, sempre per un attimo, ho collocato tutta la mia vita in quel bancone quadtrato, come se altro non fosse che quella.
Per lo stesso attimo, ho avuto paura che sarei rimasta una barista per tutta la vita.
E' un pò il timore che avevo in Italia finiti gli studi in realtà, e la sensazione era alquanto familiare, qui, però, sembrava molto più reale.
Non è il lavoro che si fa a renderci persone migliori, però è segno sicuramente del nostro livello di ambizione e di desiderio di ricerca e miglioramento.
Può essere anche segno di accondiscendenza alla vita. Diciamo che ammiro chi li limita a fare un certo tipo di vita pur avendo le capacità di arrivare ben oltre.
Ma alla fine dei giochi, cambierebbe comunque qualcosa fare il medico o servire cappuccini?
martedì 17 gennaio 2012
Assestamento 2
2- LAVORARE A LONDRA
Arrivata qui eri indecisa se lavorare, fare qualcosa di saltuario o cavarmela coi miei risparmi. Una volta qui mi sono fatta prendere dall'ansia dal carovita e volevo lavorare a tutti i cosi.
Primo giorno, piena d CV (RIGOROSAMENTE IN INGLESE, PLEASE!) pronta a impeigare tt la settimana da waterloo a chistwich per trovare un lavoro.
Invece, tac, pub vicino casa cerca BAR STAFF, passo, prova serale, presa.
Ok non è mai cosi semplice, e mi guarderò intorno poichè l'ambiente lascia un pò a desiderare. ma cmq per chi non avesse questa fortuna e non sapesse da dove parte cominciare per trovare lavoro a Londra, i passi sono pochi:
- Prepararsi il cv a casa, una volta qui aggiungere il numero e l'indirizzo inglese.
Il cv deve essere breve e deve essere specificato il tipo di lavoro richiesto.
_ Con il CV in mano (con foto) si può
--> recarsi in un job centre (consiglio questo utile sito: http://www.londraweb.com/job_centre.htm ). Ero pronta a sperimentarli ma non ne ho avuto il tempo. Ne avrò quando cercherò il mio VERO lavoro.... by the way, non ascoltate le chiacchiere, per alcuni è stato utile, per altri i job centre non servono. Voi intanto portate il vostro cv, non costa niente, se non la stampa (dagli indiani che vendono tutto) e qualche fotocopia (idem) e vi vedete la città che ne vale la pena.
--> recarsi posto post, baR, bar, ristorante ristorante, lasciare mille cv ma potreste imbattervi come me in un posto dove si cerca personale e il gioco è fatto.
Per lavorare nelle grandi catene, come Starbucks o Costa caffè o KFC ecc, queste hanno tutte loro politiche a sè stanti. Alcuni hanno dei recruitment centers (centri di assunzione), altri richiedono un'application online. Visitate il sito corrispondente prima di andare direttamente al bar, cosi sarete già informati.
--> Usare internet, che costa meno, e con un buon curriculum riuscire ad arraffarsi colloqui. il sito gumtree.com è il migliore che ho trovato, oltre che monster.co.uk to upload (caricare) il proprio CV
Due scogli: 1- la lingua. Se non parlate l'inglese molto bene, affidatevi ai ristoranti italiani. Ce ne sono a bizzeffe e sicuramente troverete un'adeguata via di mezzo per imparare anche la lingua mentre si lavora.
2- Aver mai lavorato nel settore. Non aver mai lavorato come baristi o camerieri non consiste necessariamente in un problema, l'importante è non farsi vedere senza far niente e non aspettare che vi dicano di togliere quel bicchiere sporco dal tavolo. Se c'è qualcosa da fare, farla senza problemi e non essere timidi a prendere l'iniziativa.
Ecco.
La differenza che esiste tra lavorare in Italia e a Londra, è che qui esistono dei ruoli (manager, assistant manager ecc) e vanno rispettati. Un nuovo arrivato spesso non può servire alcolici se non ha prima firmato il contratto, o usare la cassa. In Italia si fa tutto e di più, qui si acquista prima fiducia, poi si lavora nel vero senso del termine.
E' un buon sistema, ma occorre prima prenderci l'abitudine, o si servirà della birra analcolica invece dell'alcolica per sbaglio come me ieri sera!
NON DISPERARE, a Londra il lavoro si trova, il mio esempio è nel campo ristorazione, ma presto GIURO e SPERO che aggiornerò il blog con buone news per quanto riguarda la mia strada e il lavoro che vorrei...
Lesson n. 4 - Non c'è niente di più motivante della meritocrazia.
Arrivata qui eri indecisa se lavorare, fare qualcosa di saltuario o cavarmela coi miei risparmi. Una volta qui mi sono fatta prendere dall'ansia dal carovita e volevo lavorare a tutti i cosi.
Primo giorno, piena d CV (RIGOROSAMENTE IN INGLESE, PLEASE!) pronta a impeigare tt la settimana da waterloo a chistwich per trovare un lavoro.
Invece, tac, pub vicino casa cerca BAR STAFF, passo, prova serale, presa.
Ok non è mai cosi semplice, e mi guarderò intorno poichè l'ambiente lascia un pò a desiderare. ma cmq per chi non avesse questa fortuna e non sapesse da dove parte cominciare per trovare lavoro a Londra, i passi sono pochi:
- Prepararsi il cv a casa, una volta qui aggiungere il numero e l'indirizzo inglese.
Il cv deve essere breve e deve essere specificato il tipo di lavoro richiesto.
_ Con il CV in mano (con foto) si può
--> recarsi in un job centre (consiglio questo utile sito: http://www.londraweb.com/job_centre.htm ). Ero pronta a sperimentarli ma non ne ho avuto il tempo. Ne avrò quando cercherò il mio VERO lavoro.... by the way, non ascoltate le chiacchiere, per alcuni è stato utile, per altri i job centre non servono. Voi intanto portate il vostro cv, non costa niente, se non la stampa (dagli indiani che vendono tutto) e qualche fotocopia (idem) e vi vedete la città che ne vale la pena.
--> recarsi posto post, baR, bar, ristorante ristorante, lasciare mille cv ma potreste imbattervi come me in un posto dove si cerca personale e il gioco è fatto.
Per lavorare nelle grandi catene, come Starbucks o Costa caffè o KFC ecc, queste hanno tutte loro politiche a sè stanti. Alcuni hanno dei recruitment centers (centri di assunzione), altri richiedono un'application online. Visitate il sito corrispondente prima di andare direttamente al bar, cosi sarete già informati.
--> Usare internet, che costa meno, e con un buon curriculum riuscire ad arraffarsi colloqui. il sito gumtree.com è il migliore che ho trovato, oltre che monster.co.uk to upload (caricare) il proprio CV
Due scogli: 1- la lingua. Se non parlate l'inglese molto bene, affidatevi ai ristoranti italiani. Ce ne sono a bizzeffe e sicuramente troverete un'adeguata via di mezzo per imparare anche la lingua mentre si lavora.
2- Aver mai lavorato nel settore. Non aver mai lavorato come baristi o camerieri non consiste necessariamente in un problema, l'importante è non farsi vedere senza far niente e non aspettare che vi dicano di togliere quel bicchiere sporco dal tavolo. Se c'è qualcosa da fare, farla senza problemi e non essere timidi a prendere l'iniziativa.
Ecco.
La differenza che esiste tra lavorare in Italia e a Londra, è che qui esistono dei ruoli (manager, assistant manager ecc) e vanno rispettati. Un nuovo arrivato spesso non può servire alcolici se non ha prima firmato il contratto, o usare la cassa. In Italia si fa tutto e di più, qui si acquista prima fiducia, poi si lavora nel vero senso del termine.
E' un buon sistema, ma occorre prima prenderci l'abitudine, o si servirà della birra analcolica invece dell'alcolica per sbaglio come me ieri sera!
NON DISPERARE, a Londra il lavoro si trova, il mio esempio è nel campo ristorazione, ma presto GIURO e SPERO che aggiornerò il blog con buone news per quanto riguarda la mia strada e il lavoro che vorrei...
domenica 15 gennaio 2012
Assestamento
L'inserimento in una città come Londra non è di certo una cosa facile.
Le cose da sbrigare sono tante, la città è immensa è abbastanza caotica, e per chi, come me, viene da cittadine estremamente più modeste, per usare un'eufemismo, la faccenda si complica ancora.
Ci sono milioni e milioni di siti, italiani e non, che spiegano passo passo cosa fare, come muoversi e quando. Anche io mi aggiungerò a questi milioni, poichè sento che la mia esperienza possa essere utile in quanto la sto vivendo ora io stessa, e io stessa sto scervellandomi e consultando tutti questi siti per capirci qualcosa.
1-ACCOMODATION
Innanzitutto, la casa. Ovvio che se si trasloca in una città nuova, la cosa più importante è avere un tetto sopra la testa.
A Londra ci sono molte offerte di case e flatshare (coinquilinaggio) poichè il ricambio di gente è continuo. Unica pecca... il prezzo. Sapevo che Londra fosse cara, ma dopo aver vissuto un anno a Copenhagen pensavo che niente potesse più spaventarmi...
Bhè Londra l'ha decisamente fatto, e sono solo 5 giorni che sto qui!
Se si vuole una casa in zona 1 o 2 (1 centro centro, 2 periferia del cento) i prezzi si aggirano intorno alle 700 sterline al mese (circa 840 euro) non comprese, generalmente, le bollette. Ci sono tante condizioni, camera singola, doppia o tripla, college o ragazzi alla pari. Ma i prezzi in centro sono quelli, e purtroppo le cose stanno cosi. La zona est costa un pò di meno ( http://gallery.union.edu/albums/d/50573-2/London-Map.gif ) mentre nel brent, la zona di Paddington e Notthing Hill, gli appartamenti sono più cari.
Dalla zona 3 in poi i prezzi sono un pò più ragionevoli, dalle 300 alle 400 euro al mese. Se si ama la tranquillità sono ottime zone, il centro è decisamente caotico e rumoroso, e si risparmia. Tuttavia, è necessario un'abbonamento ai mezzi per girare londra, e se soltanto per le zone 1-2 il costo si aggira sulle 90 euro al mese, includendo zona 3 o addirittura 4, allora si supera la centinaia. Occorre valutare bene cosa si sta cercando e dove, soprattutto. Ma parlerò dell'abbonamento in seguito, quando lo farò.
Ci sono molti siti che offrono degli appartamenti. Per chi conosce già un pò di inglese, consiglierei www.gumtree.com, www.flatshare.com e wsww.easyroommate.com
Sono ottimi siti di annunci, con continue offerte e per tutte le necessità, basta digitare la zona scelta e il prezzo preferito e la ricerca va da sè. L'unico problema è che mentre si possono esprimere preferenze e scrivere agli annunciatari, per leggere le risposte occorre sottoscrivere un abbonamento, che può essere settimanale o mensile. Per 10 euro a settimana, anche meno per sottoscrizioni più lunghe, ne vale assolutamente la pena!
Per situazioni intermedie, ci sono ostelli/residence dal costo di 100 sterline a settimana con colazione e un pasto. Fatti apposta per studenti e per chi temporaneamente cerca casa!(http://www.london-hostels.co.uk/)
In ogni caso, la cosa migliore è prendere appuntamenti dall'italia ed eventualmente stare in ostello qualche giorno e VEDERE le case che vengono proposte. IL RISCHIO TOPAIA è SEMPRE DIETRO L'ANGOLO A LONDRA! Se proprio non si riesce a trovare niente, ci si può affidare a un'agenzia immobiliare. Costano un pò ma almeno si ha la certezza di trovare casa, prima o poi!
Una volta risolto il problema casa, e tutto ciò che ne consegue come comprarsi cuscino, lenzuola, specchio e cose del genere (consiglierei POUNDLAND - tutto a un pound - il paradiso!! e ARGOS - un negozio dove si compra tramite catalogo, si scrivono i codici, si paga alla cassa e si ritira. Molto simile all'Ikea), si passa al cibo... del quale parlerò poi.
Lezione n3 - Nessuno ti regala niente, quando riparti da zero.
Ps. Il sabato,
tutto il mondo
è a Portobello Road
Le cose da sbrigare sono tante, la città è immensa è abbastanza caotica, e per chi, come me, viene da cittadine estremamente più modeste, per usare un'eufemismo, la faccenda si complica ancora.
Ci sono milioni e milioni di siti, italiani e non, che spiegano passo passo cosa fare, come muoversi e quando. Anche io mi aggiungerò a questi milioni, poichè sento che la mia esperienza possa essere utile in quanto la sto vivendo ora io stessa, e io stessa sto scervellandomi e consultando tutti questi siti per capirci qualcosa.
1-ACCOMODATION
Innanzitutto, la casa. Ovvio che se si trasloca in una città nuova, la cosa più importante è avere un tetto sopra la testa.
A Londra ci sono molte offerte di case e flatshare (coinquilinaggio) poichè il ricambio di gente è continuo. Unica pecca... il prezzo. Sapevo che Londra fosse cara, ma dopo aver vissuto un anno a Copenhagen pensavo che niente potesse più spaventarmi...
Bhè Londra l'ha decisamente fatto, e sono solo 5 giorni che sto qui!
Se si vuole una casa in zona 1 o 2 (1 centro centro, 2 periferia del cento) i prezzi si aggirano intorno alle 700 sterline al mese (circa 840 euro) non comprese, generalmente, le bollette. Ci sono tante condizioni, camera singola, doppia o tripla, college o ragazzi alla pari. Ma i prezzi in centro sono quelli, e purtroppo le cose stanno cosi. La zona est costa un pò di meno ( http://gallery.union.edu/albums/d/50573-2/London-Map.gif ) mentre nel brent, la zona di Paddington e Notthing Hill, gli appartamenti sono più cari.
Dalla zona 3 in poi i prezzi sono un pò più ragionevoli, dalle 300 alle 400 euro al mese. Se si ama la tranquillità sono ottime zone, il centro è decisamente caotico e rumoroso, e si risparmia. Tuttavia, è necessario un'abbonamento ai mezzi per girare londra, e se soltanto per le zone 1-2 il costo si aggira sulle 90 euro al mese, includendo zona 3 o addirittura 4, allora si supera la centinaia. Occorre valutare bene cosa si sta cercando e dove, soprattutto. Ma parlerò dell'abbonamento in seguito, quando lo farò.
Ci sono molti siti che offrono degli appartamenti. Per chi conosce già un pò di inglese, consiglierei www.gumtree.com, www.flatshare.com e wsww.easyroommate.com
Sono ottimi siti di annunci, con continue offerte e per tutte le necessità, basta digitare la zona scelta e il prezzo preferito e la ricerca va da sè. L'unico problema è che mentre si possono esprimere preferenze e scrivere agli annunciatari, per leggere le risposte occorre sottoscrivere un abbonamento, che può essere settimanale o mensile. Per 10 euro a settimana, anche meno per sottoscrizioni più lunghe, ne vale assolutamente la pena!
Per situazioni intermedie, ci sono ostelli/residence dal costo di 100 sterline a settimana con colazione e un pasto. Fatti apposta per studenti e per chi temporaneamente cerca casa!(http://www.london-hostels.co.uk/)
In ogni caso, la cosa migliore è prendere appuntamenti dall'italia ed eventualmente stare in ostello qualche giorno e VEDERE le case che vengono proposte. IL RISCHIO TOPAIA è SEMPRE DIETRO L'ANGOLO A LONDRA! Se proprio non si riesce a trovare niente, ci si può affidare a un'agenzia immobiliare. Costano un pò ma almeno si ha la certezza di trovare casa, prima o poi!
Una volta risolto il problema casa, e tutto ciò che ne consegue come comprarsi cuscino, lenzuola, specchio e cose del genere (consiglierei POUNDLAND - tutto a un pound - il paradiso!! e ARGOS - un negozio dove si compra tramite catalogo, si scrivono i codici, si paga alla cassa e si ritira. Molto simile all'Ikea), si passa al cibo... del quale parlerò poi.
Lezione n3 - Nessuno ti regala niente, quando riparti da zero.
Ps. Il sabato,
tutto il mondo
è a Portobello Road
giovedì 12 gennaio 2012
Secondo giorno
Sono qui e mi sento a mio agio. Come fossi sempre stata qui e la vita qui mi appartenesse più di qualsiasi altra cosa fin'ora.
E' una rara sensazione, piacevolmente inebriante quando ti trovi a passeggiare tra le immense vie di una città che è fottutamente grande e caotica. Ma io ero parte di essa, io che, piccolina, guardavo dal basso le stanze illuminate rigorosamente senza tende a coprire le grandi finestrone, gli enormi centri commerciali e i negozi come materni grembi colmi di centinaia di persone ad accaparrarsi l'half price 2 punds per un maglione, gli alti autobus a due piani che fanno tanto english. Come pollicina tra i giganti, ero lì e ci stavo da dio. Anche troppo, tanto da sfumare tutte le mie belle ambizioni con un soffio leggero concretizzatosi nella frase: "vabè farò la cameriera a vita ma voglio restare a vivere qui". E forse è proprio quello che farò, alla fine, chi lo sà (se riesco prima a trovare lavoro, questa città è fottutamente cara oltre che gigantesca...)
Mi sono chiesta come questo fosse possibile.
Ricordo la prima impressione quando traslocai in Danimarca. Completo spaesamento. Era la prima volta, certo, ma sentivo di non poter cogliere la città pienamente, cosi come essa era molto diversa da me.
Stando lì però ho imparato a orientarmi e a saper guardare in faccia una città. Guardarla dentro, sentirne il respiro e carpire tutto ciò che essa ha da offrire. Comprenderla, anche senza capirla. Accettarla senza pretese.
Non si tratta di cercare sè stessi in una particolare città, è sentire la città come sentiamo noi stessi. Ogni città, ogni luogo, ha una sua anima, Coglierla è dare senso alle case, ai paesaggi, alla fretta metropolitana.
Imparato questo, ogni città aveva da dirmi qualcosa,quel qualcosa che è mostrato, ma palese solo a occhi attenti.
" Ti vedo perfettamente integrata. Mi sono sentita inutile, oggi" - disse mia madre al ritorno dal supermercato.
E' cosi che vanno le cose, quando senti di stare bene in un luogo.
Forse è affrettato, ma se non altro la città, ora, non mi fa paura. Non più della solitudine.
Lezione n.2 - C'è sempre un metodo alla base. Uno schema dal quale partire, un principio imprescindibile. Appreso quello, il resto, superfluo, viene da sè. Appreso il funzionamento di una metro a due linee, capire quella con 10 linee risulterà ancora più semplice da inquadrare.
E' una rara sensazione, piacevolmente inebriante quando ti trovi a passeggiare tra le immense vie di una città che è fottutamente grande e caotica. Ma io ero parte di essa, io che, piccolina, guardavo dal basso le stanze illuminate rigorosamente senza tende a coprire le grandi finestrone, gli enormi centri commerciali e i negozi come materni grembi colmi di centinaia di persone ad accaparrarsi l'half price 2 punds per un maglione, gli alti autobus a due piani che fanno tanto english. Come pollicina tra i giganti, ero lì e ci stavo da dio. Anche troppo, tanto da sfumare tutte le mie belle ambizioni con un soffio leggero concretizzatosi nella frase: "vabè farò la cameriera a vita ma voglio restare a vivere qui". E forse è proprio quello che farò, alla fine, chi lo sà (se riesco prima a trovare lavoro, questa città è fottutamente cara oltre che gigantesca...)
Mi sono chiesta come questo fosse possibile.
Ricordo la prima impressione quando traslocai in Danimarca. Completo spaesamento. Era la prima volta, certo, ma sentivo di non poter cogliere la città pienamente, cosi come essa era molto diversa da me.
Stando lì però ho imparato a orientarmi e a saper guardare in faccia una città. Guardarla dentro, sentirne il respiro e carpire tutto ciò che essa ha da offrire. Comprenderla, anche senza capirla. Accettarla senza pretese.
Non si tratta di cercare sè stessi in una particolare città, è sentire la città come sentiamo noi stessi. Ogni città, ogni luogo, ha una sua anima, Coglierla è dare senso alle case, ai paesaggi, alla fretta metropolitana.
Imparato questo, ogni città aveva da dirmi qualcosa,quel qualcosa che è mostrato, ma palese solo a occhi attenti.
" Ti vedo perfettamente integrata. Mi sono sentita inutile, oggi" - disse mia madre al ritorno dal supermercato.
E' cosi che vanno le cose, quando senti di stare bene in un luogo.
Forse è affrettato, ma se non altro la città, ora, non mi fa paura. Non più della solitudine.
Lezione n.2 - C'è sempre un metodo alla base. Uno schema dal quale partire, un principio imprescindibile. Appreso quello, il resto, superfluo, viene da sè. Appreso il funzionamento di una metro a due linee, capire quella con 10 linee risulterà ancora più semplice da inquadrare.
| ... una birra aiuta in genere a trovare il senso delle cose... |
mercoledì 11 gennaio 2012
Let's go back to the start
Eccomi qui.
Da oggi non sono più una studentessa italiana media.
Da oggi sono una studentessa italiana media a Londra.
Come tanti sono stata anche io attirata dal canto delle sirene di Buckungham Palace, (E non perchè mi hanno arrestato), anche io accecata dall'abbagliante luce delle opportunità oltremanica, anche io preda, vittima consapevole della speranza.
Da oggi non sono più una studentessa italiana media.
Da oggi sono una studentessa italiana media a Londra.Come tanti sono stata anche io attirata dal canto delle sirene di Buckungham Palace, (E non perchè mi hanno arrestato), anche io accecata dall'abbagliante luce delle opportunità oltremanica, anche io preda, vittima consapevole della speranza.
Da oggi comincia una nuova vita. da oggi saluto di nuovo il mio bel Paese in rovina che niente più ha da offrire se non incertezza.
Paese che ha ricambiato il mio saluto con una bella tamponata sulla via x l'aereoporto e un mal di schiena da colpo della frusta della strega col contraccolpo e la supercazzola!
Paese che ha ricambiato il mio saluto con una bella tamponata sulla via x l'aereoporto e un mal di schiena da colpo della frusta della strega col contraccolpo e la supercazzola!
In ogni caso temo che dovrò tornarci, nel belpaese, se non fosse perchè lì c'è mezza mia vita. L'altra metà però comincia adesso. Saranno solo sei mesi, ho visstuto anche di più fuori, ma dovranno essere 6 mesi che cambieranno il mio futuro, in un modo o nell'altro.
Come consapevolezza, come strada da percorrere, come esperienza.
Come consapevolezza, come strada da percorrere, come esperienza.
Ogni esperienza è tale solo se promuove un cambiamento.
Altrimenti sono solo sterili ricordi.
E siccome voglio che questa diventi l'esperienza, dopo tante altre che hanno contribuito a creare la mia personalità ingarbugliata ora, ci saranno delle lezioni che dovrò imparare. Learning by doing.
E piano piano avrò qualche risultato.
E piano piano avrò qualche risultato.
Non posso dire dove tutto questo mi porterà, dove arriverò, se mi fermerò nel mezzo. Non posso dirlo ed è certamente questa la parte migliore, nonostante la paura che impedisce programmazioni e convoglia in enormi cazzate come perdere la via di casa o un importante numero di telefono. Non posso dirlo e non lo farò. Ma sò dove voglio arrivare, e farò del mio meglio per averlo.
Comincia ora la mia vita, questa vita che certezze non ha...
Lezione n.1 - Se si mangia taiwanese, evitare il latte di cocco!
martedì 10 gennaio 2012
MI sono persa.
Non mi trovo.
Sono forse in una valiga troppo piena.
Sono nell'amore che fa capolino da un'angolo in cui non si era mai stato guardato. L'amore aggrappato al suo ruolo di protagonista precario.
Sono nel grembo della commiserazione e guardo il lontano avvenire, lamentandone l'irraggiungibilità.
Sono segretamente nell'agio del pessimismo che non sprona, nel guanciale solitario del fare senza cuore, nè anima, nè pelle. sono nelle frasi ansiose degli altri, che invidiano gli altrui cambiamenti ma nè rifuggono i propri.
Ricado nel mare della difficoltà insormontabile, nella paura persino di guardarlo per non caderci dentro.
Non riesco a gioire. Non riesco a rattristarmi. Non sono in nessuna di queste cose, mentre tutte queste cose fanno parte di me.
La vita che si vuole è quella che non aspettavi di volere. Il resto non sarà mai abbastanza.
Perchè hanno tutti più fiducia in me di me?
Non mi trovo.
Sono forse in una valiga troppo piena.
Sono nell'amore che fa capolino da un'angolo in cui non si era mai stato guardato. L'amore aggrappato al suo ruolo di protagonista precario.
Sono nel grembo della commiserazione e guardo il lontano avvenire, lamentandone l'irraggiungibilità.
Sono segretamente nell'agio del pessimismo che non sprona, nel guanciale solitario del fare senza cuore, nè anima, nè pelle. sono nelle frasi ansiose degli altri, che invidiano gli altrui cambiamenti ma nè rifuggono i propri.
Ricado nel mare della difficoltà insormontabile, nella paura persino di guardarlo per non caderci dentro.
Non riesco a gioire. Non riesco a rattristarmi. Non sono in nessuna di queste cose, mentre tutte queste cose fanno parte di me.
La vita che si vuole è quella che non aspettavi di volere. Il resto non sarà mai abbastanza.
Perchè hanno tutti più fiducia in me di me?
giovedì 5 gennaio 2012
Risa liberatorie per la befana
Ogni partenza implica una riflessione. Partenza seria intendo, non la vacanza del turista medio che va a Salisburgo con la tuta da sci pensando di trovare lo Yeti che mangia palle di Mozart. La partenza che coinvolge, che significa, che è soggetto.
Partenza in quanto cambiamento, e come tale aspettative.
Parto per Londra tra una settimana, in un clima difficile per gli studenti barra precari barra disoccupati d'Italia e dell'Europa. Parto per Londra e spero di restarci per avere un futuro di un certo livello, secondo grandi aspettative e tanta buona ingenuità. Parto per Londra pensando a chissà quale paese dei balocchi mi aspetti, pieno di opportunità e grandi occasioni, un ambiente dove finalmente io possa dimostrare quello che valgo e possa venir premiata per i miei meriti. Parto per Londra e penso che non sarà così facile, certo, e che da una parte non sono sicura che ne valga la pena.
Da figlia unica di divorziati, con in casa i nonni, anche se estremamente attivi, anche troppo, per la loro età, guardo alcune mie coetanee che si accontentano e penso. Penso che il mio partire per Londra e cercare la fortuna potrebbe, da un'altra angolazione, sembrare altezzoso. Perchè non accontentarsi della casa e della bottega? del fidanzato delle superiori e di una famiglia che a 25 anni alla fine ci stà? Della vita pacata della cittadina anonima, che offre poco ma sufficiente a un animo modesto? Della semplicità della vita quotidiana, dell'emozione per una festa di paese, delle risa spensierate di chi non si è solamente accontentato, ma non si è neanche mai posto il problema di desiderare qualcos'altro?
Non parlo di ignoranza o limitatezza, mi chiedo solo come mai quest'insoddisfazione perenne, mista a un brivido per l'incerto e a una ricerca disperata della pace, siano da considerare intelligenza, ambizione, caparbietà.
Mi guardano e mi ammirano. Io semplicemente mi sto cagando addosso.
Partenza in quanto cambiamento, e come tale aspettative.
Parto per Londra tra una settimana, in un clima difficile per gli studenti barra precari barra disoccupati d'Italia e dell'Europa. Parto per Londra e spero di restarci per avere un futuro di un certo livello, secondo grandi aspettative e tanta buona ingenuità. Parto per Londra pensando a chissà quale paese dei balocchi mi aspetti, pieno di opportunità e grandi occasioni, un ambiente dove finalmente io possa dimostrare quello che valgo e possa venir premiata per i miei meriti. Parto per Londra e penso che non sarà così facile, certo, e che da una parte non sono sicura che ne valga la pena.
Da figlia unica di divorziati, con in casa i nonni, anche se estremamente attivi, anche troppo, per la loro età, guardo alcune mie coetanee che si accontentano e penso. Penso che il mio partire per Londra e cercare la fortuna potrebbe, da un'altra angolazione, sembrare altezzoso. Perchè non accontentarsi della casa e della bottega? del fidanzato delle superiori e di una famiglia che a 25 anni alla fine ci stà? Della vita pacata della cittadina anonima, che offre poco ma sufficiente a un animo modesto? Della semplicità della vita quotidiana, dell'emozione per una festa di paese, delle risa spensierate di chi non si è solamente accontentato, ma non si è neanche mai posto il problema di desiderare qualcos'altro?
Non parlo di ignoranza o limitatezza, mi chiedo solo come mai quest'insoddisfazione perenne, mista a un brivido per l'incerto e a una ricerca disperata della pace, siano da considerare intelligenza, ambizione, caparbietà.
Mi guardano e mi ammirano. Io semplicemente mi sto cagando addosso.
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