Cosa dire della London School of Journalism dopo due mesi dall'inizio?
Solamente che E' FOTTUTAMENTE IMPEGNATIVA!
Se presa sul serio, come tutte le cose, è una scuola difficile. Ha innanzitutto alti livelli valutativi, anche per essere un master a pagamento.
Richiede lavori continuativi e di ottima qualità.
Gli esternal markers non perdonano.
Il lavoro da svolgere è tanto e complesso.
Almeno un assignment alla settimana, o due se non sono previste delle lezioni. Insieme, 3 scritti individuali di presentare al proprio tutor di media ogni due settimane.
Poi ci sono i libri da studiare, le ricerche e le interviste da (ipoteticamente) sostenere per un articolo originale e supportato da FATTI.
Dall'altro lato, la qualità dell'insegnamento non è cosi scontata. Come in ogni istituto, essa dipende dal professore.
Alcune materie sono molto interessanti e ben strutturate.
Media Law, diritto della comunicazione, è un corso che mi ha appassionato strada facendo. Il professore, Andrew Knight, inizialmente era difficile da capire, data la sua parlantina e il suo accento molto londinese. Piano piano però è diventato comprensibile, ed oltre che essere un docente simpatico e dalla battuta pronta, è anche super orgoglioso del suo quadernone ad anelli pieno di vecchi articoli, amorevolmente tenuti in fogli trasparenti e divisi per ogni facciata da un sottile foglio di carta bianca.
Ha articoli per ogni singolo articolo o codice o act presente nel libro di legge più spaventoso quanto semplice mai visto, l'Essential Law for Journalists di Mr McNae.
Apparte la somiglianza con Jhon Locke di Lost ma coi capelli di lato e i completi tinta unita pantalone sgualcito - camicia a righe - cravatta, è un buon insegnante e anche l'unico che da soddisfazione (grazie per la A prof!) e che mi ha fatto interessare anche alle innumerevoli denuncie diNaomi Campbell alla stampa per foto o articoli sulla sua tossicodipendenza.
Feature, Style, Internet Research, sono invece corsi potenzialmente molto interessanti, e soprattutto istruttivi per uno studente non inglese. Tuttavia, il professore, tale Peter Carty, che come giornalista del Guardian e ex rivoluzionario degli anni '80 probabilmente era il massimo. Come insegnante tralasciamo.
Questioni prive di sostanza e domande che non trovano risposta, o se la trovano è un mugugno nasale tipo "ouuuuH" privo di senso.
Ogni tanto qualche spunto interessante, ma nel complesso avremmo sperato di meglio.
Blogging è un corso appena iniziato su come aprire un blog e sul giornalismo nel web. Forse un pò obsoleto, direi, ma stimolante perchè alla fine concretamente abbiamo dovuto aprire un blog e curarlo, cosa che alle volte im ricorda il vecchio tamagochi. Lo aggiorni, cambi l'interfaccia, lo curi e lo sistemi. Come un animaletto vivo e bisognoso che rischia di restare indietro mentre il mondo digitale corre veloce verso l'orizzonte. Il professore, Gary Moskowitz, è un giovanotto Newyorkese estremamente fico, e sposato, che ha capito in anticipo la potenza della comunicazione su web, e a 30 insegna alla City University di Londra e collabora con il New York Times. Quando si dice la VEDENZA. Qui il link al suo blog, su musica, arte e cronaca contemporanea.
Tutto sommato sono soddisfatta della scelta, a livello formativo è un'ottima esperienza. Speriamo poi anche a livello pratico...
Prima che diventi cieca e matta.
