Il nome è emblematico.
GENERAZIONE - CRISI.
Non generazione figli dei fiori o generazione '68, generazione minigonna o generazione beat.
Generazione - crisi.
Perchè la crisi è in atto o perchè la nostra generazione è in crisi?
Forse la seconda, soprattutto perchè la crisi c'è, e ha portato dei cambiamenti a livello sociale al quale non eravamo abituati.
Ci hanno insegnato che con un buon livello di studio, una laurea, seguendo un certo percorso che bene o male era per tutti lo stesso, si poteva raggiungere la meta: un lavoro. E non un lavoro qualunque, ma uno che consentisse una certa scalata sociale, una certa carriera, per una perfetta vita priva di problemi insormontabili.
I nostri genitori hanno fatto così, almeno la maggior parte.
La crisi ha sgretolato questa certezza e ha messo la nuova generazione di 20-30 enni di fronte ad ALTRE possibilità (e non in termine positivo del senso): poichè quel vecchio modello studio - buon lavoro ha smesso di funzionare, ora serve un percorso alternativo per raggiungere lo stesso ambito obiettivo.
Un percorso che aggiunge un'altro fattore: studio - eccezionalità - lavoro (precario)
Si tratta di ESSERE ECCEZIONALI, costituire un'eccezione a coloro che ancora conservano il vecchio modello studio - lavoro.
Eccezione che può venire da un viaggio, da una sommatoria di esperienze, da un'idea brillante. Eccezione che viene da qualcosa che TU hai fatto e nessun'altro mai.
Ma a quanti di quelli che ora decidono del nostro lavoro è stato richiesto di fare lo stesso? A quanti dei nostri professori laureati a 18 politico è stato detto di fare qualcosa in più?
Eccezionali quando si è sempre up-to-date, quando si lotta per la visibilità in un mondo bendato dall'economia in decadenza, quando si conoscono 3 lingue, si hanno due lauree, ma ancora non è abbastanza. Eccezionali quando ti chiedono 3 anni di esperienza e massimo 25 anni di vita.
Eccezionali, forse, per riuscire a sopportare tutto questo.
Questo allunga enormemente l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, poichè gli standard richiesti si sono alzati, e detto semplicemente, non basta più una laurea di secondo livello con 110 e lode, serve l'ECCEZIONE.
Ovviamente non è facile averla, perchè nella nostra cultura quello schema è ancora ben radicato e non è ancora facile capire come un tirocinio, ad esempio, non sia più utile in quanto sempre meno formativo, oltre che non retribuito
(ho avuto un profondo senso di tristezza dopo aver letto il post di una giovane che c'è riuscita, dopo un tirocinio in azienda, le è stato chiesto di collaborare. Lo sconforto deriva da una frasetta fra virgole che diceva pressapoco così: forse sono stata fortunata perchè nel momento in cui finiva il mio tirocinio una collega è andata in maternità, e mi hanno chiesto di prendere il suo posto. Se non fosse stato per questo forse i miei sforzi sarebbero stati vani....).
Eccezionalità e posto giusto - momento giusto. Le uniche armi che la generazione (in) crisi ha.
E poi diciamolo, non è che non ci stiamo provando.
A nessuno piace ancora chiedere i soldi a mamma e papà, se ancora non si è capito.
Ma dove troviamo il modo di essere eccezionali quando continuamente la società impone modelli nella norma ma obsoleti?
Come possiamo essere eccezionali quando quotidianamente dobbiamo combattere con il peso dell'incertezza del futuro e il costante pensiero di dover fare quel qualcosa, ma che non lo troviamo?
Come facciamo a darci da fare quand lo Stato è il primo a tagliarci le gambe e a dire che non è ancora sufficente, che serve di più, che le possibilità che ci offre sono minime, inutili?
Può essere motivante, nella maggior parte dei casi è solamente frustrante.
Come possiamo non cadere in crisi, quando nonostante gli sforzi, che sono tanti, ancora non si ricava un ragno dal buco?
Ho 23 anni, studio a Londra e non trovo niente. Finirò la scuola di giornalismo e non so quello che fare.
Non ho idee brillanti come Zuckeberg, non ho raccomandazioni nè grosse possibilità di studiare o vivere in luoghi prestigiosi, se non quelle che vengono dal piccolo contributo di mia madre e il lavoro da cameriera dell'estate scorsa.
Non sono eccezionale. Sono una qualunque. Una qualunque che è in crisi, una qualunque che potrebbe essere stata la 28enne di Cosenza che ha perso la vita perchè non riusciva a essere l'eccezione.
Non sto dicendo che è troppo difficile per riuscirci ed è meglio arrendersi.
Ma è una continua lotta per la sopravvivenza, e i termini ultimi per la vittoria si avvicinano ogni anno di più.
24, 25, 26, 30 anni e non hai fatto ancora niente, non sei l'eccezione, non sei quello che l'azienda vuole. Sei un disperato dei tanti, e non ci servi.
Inoltre, la consapevolezza. Un'arma a doppio taglio che rende vano ogni sforzo, perchè ogni sforzo e ogni sconfitta sono difficili da digerire, quando il ticchettio dell'orologio rimbomba nella testa.
Quando vedi gli sforzi dei tuoi genitori e non riesci ancora a ripagarli, e non sai se potrai mai farlo.
C'è solo da continuare a lottare, ora, sperando di riuscire a trovarla quell'eccezione, che ci conceda, almeno per un tempo determinato, un leggero e timido
respiro di sollievo.
(Il fatto che poi io non trovi il senso in tutto questo, e quello che vorrei fare è solamente prendere 4 cose e mettermi a girare il mondo anche dovessi cogliere ciliege in australia o pascolare le pecore in Uruguay, è un'altro discorso.
Solo come glielo dico a nonno, che sta male e ha fatto tanto per me come un padre, che ci spera tanto a vedermi qualcuno?)


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